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Come decide il gruppo in montagna?

Martedì, 13 Settembre 2016

Come decide il gruppo in montagna?

Strano a dirsi ma è proprio così e cioè una stagione in cui vi è una carenza di precipitazioni nevose rispetto alla media, non abbassa la probabilità che si verifichino distacchi valanghivi, ovviamente a patto di non trovarsi su di un terreno completamente asciutto come oggi se ne vedono parecchi in giro.

Non parlerò del perché poche nevicate e un clima piuttosto bizzarro, possono in realtà nascondere delle trappole su dei pendii montani, quanto piuttosto proprio di molte nostre false certezze (come questa e cioè poca neve uguale poche valanghe ) derivanti da processi valutativi e decisionali che ci sembrano corretti ma sono in realtà dei grossolani errori cognitivi che possono esporci al pericolo.

Più in particolare esaminerò l’effetto della influenza del gruppo, piuttosto che i processi decisionali singoli su cui tornerò prossimamente.

Buona parte di noi che si reca in montagna in compagnia di amici, avrà provato quelle particolari sensazioni che vanno dall’entusiasmo contagiante, all’euforia, al sentirsi in qualche modo rilassati e allegri o anche deresponsabilizzati circa il decidere tanto c’è chi lo fa per noi.

Bene, vediamo come influisce (e non poco) un gruppo, proprio su queste dinamiche e che possono essere molto pericolose muovendosi su terreni impervi o potenzialmente carichi di neve.

Un primo effetto che un gruppo crea è quello di aiutarci a definire chi siamo. In un gruppo infatti noi ricopriamo un ben determinato ruolo, dato dalle circostanze e dalla natura del gruppo stesso. Ci sentiamo volta, volta gregari, protagonisti, in primo piano, in secondo piano, ci affidiamo o cerchiamo di imporre una nostra regola o un punto di vista o subiamo quella altrui. I ruoli che assumiamo sono il frutto della interazione con gli altri.

La presenza degli altri , immaginiamo di dover intraprendere un’uscita sci-alpinistica, ci dà entusiasmo, forza, coraggio, spirito di emulazione e non di rado quello di voler primeggiare e se non siamo dei campioni, quanto meno ci rilassa e ci porta a subire le decisioni altrui , non dovendo noi decidere in prima persona.

Possiamo probabilmente riconoscerci tutti in una di queste posizioni infragruppo.

Vi è mai capitato? Ripensatevi un momento nell’ultima uscita e che ruolo avete ricoperto.

Che cosa accade però al momento di una decisione cruciale? Cosa accade se c’è da decidere se attraversare un pendìo piuttosto sospetto dal punto di vista del pericolo valanghe o scegliere un itinerario o un altro in condizioni di incertezza data da più fattori?

Due o più teste sono meglio di una?

In molti pensano di sì, non conoscendo quelle che sono vere e proprie trappole cognitive, spesso pericolose per l’incolumità di tutti.

In linea di massima se all’interno di un gruppo c’è una persona esperta, sembra che il problema venga meno. C’è però un detto che recita : “la persona è molto esperta ma la valanga non lo sa e viene giù lo stesso”. Mi perdoneranno le guide alpine, gli accompagnatori, gli istruttori CAI, i soccorritori CNSAS. Non è purtroppo una novità che distacchi valanghivi o altri incidenti , non abbiano fatto distinzioni professionali , coinvolgendo più persone allo stesso momento. Di solito una persona esperta (una guida, un istruttore appunto ) ha valutato, per formazione professionale o altro, il pericolo nelle sue varie componenti e soprattutto al rialzo e mai al ribasso. Ma si tratta sempre di valutazioni tecniche che non si sottraggono però ad errori cognitivi o influenze insidiose che vedremo e per le quali , purtroppo, non ci sono scuole alpine da frequentare, sebbene sia sempre consigliabile frequentare con figure professionali la montagna, almeno e necessariamente le prime volte, proprio per ragionare in sicurezza su quanto continuerò qui ad esporre, auspicando diventino temi in discussione anche presso gli esperti in materia.

Continuando possiamo dire, allora, che due o più teste non sono meglio di una in assoluto, per il semplice fatto che più teste danno luogo ad alcuni fenomeni che non si verificano nel singolo preso a se stante.

Un primo fenomeno è noto come perdita di processo, un modo errato di prendere decisioni che vede la mancanza di individuazione, nel gruppo, delle persone più competenti, a causa del fatto che le stesse potrebbero non fornire il loro apporto (appunto perdita di processo decisionale ) per vari motivi quali, per esempio, non aver avuto modo di esprimersi, per il fatto di non essere stati presi sul serio nel passato o perché si subiscono pressioni di conformismo e si evita di dire la propria o perché una figura leader (per esempio quello che organizza sempre le escursioni) ruba spazio rispetto ad un'altra magari che ha invece maturato più esperienza (ed ha più frequentazione dell’ambiente rispetto al leader).

Un secondo fenomeno è la mancata condivisione delle informazioni uniche, cioè quelle possedute da uno solo dei componenti del gruppo; avviene infatti che di solito in un processo decisionale a più persone vengono trattate, messe sul piatto, le informazioni che tutti hanno in comune; fateci caso: una informazione in possesso di una sola persona e di tipo specifico, difficilmente viene tirata fuori e soprattutto non viene discussa in quanto considerata minoritaria. Magari è l’informazione chiave: il nostro amico ha visto egli solo che negli ultimi giorni quel pendìo è stato battuto da un forte vento che ha accumulato neve ora non visibile a causa di una recente nevicata che ha reso tutto molto uniforme. Tutti magari invece parlano delle informazioni condivise e conosciute dai componenti del gruppo e cioè della pendenza, visibile a tutti appunto, della gita dell’anno scorso fatta lì tutti insieme e quindi informazioni appunto condivise e non singole.

Un terzo fenomeno è conosciuto come groupthink e cioè quel processo di pensiero (specie in condizioni di spensieratezza e di amicizia) in cui il mantenimento della coesione e della unione del gruppo ha maggiore importanza della considerazione realistica dei fatti. Con intuibili conseguenze che ne possono derivare. Quante volte abbiamo avuto un dubbio su di un percorso ma ci siamo adeguati agli altri non tanto per conformismo quanto piuttosto per evitare il venir meno della coesione piacevole del gruppo? Questo processo realizza una apparente unanimità dove sembra regnare l’accordo generale ma in realtà si implementa un processo decisionale molto scadente.

Si hanno così dei pericolosissimi fattori influenzanti:

  • illusione di invulnerabilità ;
  • illusione di unanimità ;
  • fenomeno delle “guardie della mente” e cioè i membri cominciano a proteggere chi ha deciso in un senso impedendo decisioni contrarie e dando luogo ad autocensura, cioè blocco della propria opinione, nella persona che ha il sospetto che quella presa non sia una buona decisione.

Un quarto fenomeno, probabilmente il più pericoloso, è quello della polarizzazione e cioè i gruppi prendono decisioni più estreme nella direzione dei giudizi iniziali dei loro membri; ciò significa un gruppo tende ad estremizzare la decisione iniziale verso un rischio o una cautela maggiore se la tendenza iniziale è nel segno del rischio o della cautela, annientando le tendenze opposte del singolo.

Altrettanto pericoloso è il fenomeno della deindividuazione che come intuibilmente dice il termine, il soggetto e cioè ognuno di noi, all’interno del gruppo tende a perdere la propria individualità e quindi i dubbi o le certezze, per cedere alla identità del gruppo e cioè assumere i dubbi o le certezze del gruppo, per dinamiche che non è possibile ora spiegare per motivi di spazio ma che sicuramente in molti avranno sperimentato.

In ultimo: eccitazione o inerzia sociale giocano altrettanto brutti scherzi decisionali. Non si bada al pericolo potenziale perché ci si sente coraggiosi a vicenda oppure non ci si impegna più di tanto perché c’è chi sta decidendo per noi o ancora non si dà luogo a prestazioni particolari perché potendo nascondere la propria prestazione all'interno del gruppo cala l’impegno in tutti i sensi.

Bene, se vi siete riconosciuti anche in una sola di queste condizioni, dovreste rivedere il vostro modo di approcciare un pendìo innevato sospetto, potenzialmente pericoloso e non aver paura di dire la vostra aumentando negli altri il dubbio che possa essere una cattiva scelta e riconsiderare l’intero processo decisionale anche nel senso della rinuncia.

Artva , pala e sonda sempre al seguito e possibilmente esercitarsi almeno una volta a stagione.

Massimiliano Salce

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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